Ciao Ragazzi come vi avevo promesso nell'editoriale di OfficinaOrtonaNews del mese di Ottobre, ecco le informazioni in più sulla Riforma Gelmini affinchè abbiate un'idea chiara di cosa stia succedendo al nostro sistema Universitario. Io mi limiterò a spiegarvi brevemente cos'è una riforma. Poi pubblicherò un articolo apparso nel giornale Universitario "Rombo" a cura della lista 360° con il loro consenso ovviamente. Vi invito inoltre, per maggiori informazioni a visitare il loro sito su "www.360press.com" e a contattarli su "lista360@gmail.com", sono ragazzi in gamba e disponibilissimi. Torniamo a noi aprendo un qualsiasi dizionario alla lettera R, e cercando attentamente la parola Riforma si può leggere: modifica volta a dare un nuovo e migliore assetto gestionale e funzionale a un sistema chiuso, in particolare in ambito politico, sociale, economico. Dunque, per pervenire all'ottimizzazione gestionale e funzionale del sistema in questione esistono due strade percorribili: quella della riforma correttiva e quella della riforma strutturale. Mi sembra opportuno spiegarle brevemente entrambe. In sostanza le riforme correttive sono di tipo normativo, mentre quelle stutturali sono di tipo economico. Ma entrando un pò più nello specifico le riforme correttive sono quelle che, senza mettere in discussione le potenzialità e le capacità di funzionamento del sistema, ne ravvisano una inefficienza nel produrre gli effetti previsti in rapporto ai costi d'investimento sostenuti; mentre le riforme strutturali, propongono il cambiamento radicale del sistema investito dalla riforma, contestando quindi, tanto l'efficacia, quanto l'efficienza. La riforma Gelmini è di tipo strutturale. Lascio ora spazio a due documenti riportati su www.360press.com.

Riportiamo il documento approvato all’unanimità dal Consiglio di Facoltà di Lettere e Filosofia, redatto con la partecipazione dei rappresentanti degli studenti di 360 Gradi, nel quale viene dichiarato lo stato di agitazione permanente contro il DDL GELMINI:
“Nella sua seduta del 22 settembre 2010 il Consiglio della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università “G. d’Annunzio” rileva che il progetto di riforma dell’ordinamento universitario (DDL 1905 “Gelmini”) attualmente in discussione alla Camera dei Deputati produrrebbe, qualora approvato nella forma attuale, un grave depauperamento nell’ambito dell’istruzione superiore e della ricerca scientifica, ponendo, tra l’altro, le basi per un progressivo smantellamento della funzione pubblica dell’istituto universitario, con gravissimo nocumento alla condivisione democratica del sapere e alla sua libera espressione e circolazione.
Determina sconcertata preoccupazione un disposto di legge che pretenderebbe di innalzare il livello qualitativo degli atenei italiani agli standards europei sottraendo risorse alla didattica attraverso il drastico ridimensionamento del corpo docente e la precarizzazione di una parte qualificata e indispensabile di quello; mentre i tagli all’istruzione pubblica operati negli ultimi anni e previsti nella prossima manovra finanziaria determineranno un sempre minore afflusso di risorse economiche, tale da mettere a serio rischio la qualità e la quantità della ricerca scientifica, mortificando l’effettiva capacità di offrire una seria qualificazione professionale alle giovani generazioni, e rischiando in definitiva di compromettere seriamente il futuro del Paese stesso.
Il Consiglio di Facoltà, unanime, sottolinea in particolare che:
1.Nella riforma è del tutto assente un progetto credibile di università pubblica, democraticamente impostata e adeguatamente sostenuta, che costituisca il cardine dello sviluppo italiano e delle prospettive di qualificazione scientifica e culturale dei giovani, tale insomma da determinare anche concrete ricadute sul piano degli sbocchi professionali.
2.La riforma lascia del tutto irrisolta tanto la questione dello status giuridico dei ricercatori quanto il nodo del reclutamento, mettendo a serio rischio il ricambio generazionale all’interno delle strutture universitarie.
3.Facendo della GOVERNANCE, termine tipico dei consigli di amministrazione di banche e imprese private, il fulcro della sua amministrazione, la nuova Università prospettata dalla riforma esclude totalmente la componente accademica e studentesca dalla gestione e dalla partecipazione alle scelte strategiche della vita e delle risorse degli Atenei, i quali verranno condizionati pesantemente ed in modo univoco e magari dall’esterno nelle opzioni strategiche, sia scientifiche che culturali.
4.I tagli indiscriminati di fondi e personale rispondono al chiaro progetto di determinare forzosamente l’uscita di risorse economiche ed umane dall’Università pubblica verso il privato e/o di “privatizzare” quanto resta di pubblico all’interno del mondo accademico in modo da creare una rete indefinita di surrogati formativi, compressi a livello di personale e facilmente controllabili, in grado di soddisfare prevalentemente, se non esclusivamente, il mercato del lavoro interinale e subordinato.
5.I costi economici della riforma sono destinati ad essere sostenuti ancora una volta dai soli lavoratori del comparto e dagli studenti, non essendo sufficienti gli investimenti del Ministero, d’altronde privo di un suo autonomo bilancio. In tal senso vanno letti i blocchi dei salari e le riduzioni degli scatti stipendiali (che fanno ulteriormente regredire la capacità economica dei lavoratori universitari rispetto a quella dei loro colleghi di ogni ordine e grado nel resto dell’Unione Europea) e l’aumento delle tasse universitarie.
Prospettata dagli organi governativi con lo scopo di qualificare l’istruzione universitaria e di correggerne vizi e deformità accumulatisi nel tempo, questa riforma, qualora fosse approvata, determinerebbe un drammatico arretramento per la complessiva crescita culturale dell’Italia, proiettandola in modo definitivo fuori dal quadro dei Paesi più avanzati, sia in termini di impegno economico per il comparto dell’istruzione superiore e della cultura, sia in termini di competitività effettiva che non può non basarsi sul solido reticolo determinato dalla ricerca scientifica e tecnologica.
E’ pertanto con grande senso di responsabilità che il Consiglio di Facoltà esprime tutta la propria contrarietà al progetto di legge di riforma, e dichiara lo stato di agitazione permanente, da manifestarsi nelle forme e con le modalità che verranno stabilite di comune accordo da tutte le componenti presenti al suo interno.”
*RICERCATORI A TEMPO DETERMINATO
lunedì, 27 settembre 2010

Nel Consiglio di Facoltà di Lettere e Filosofia, nella seduta del 22 settembre 2009, i ricercatori hanno presentato un documento che è stato condiviso all’unanimità dell’intero collegio, nel quale dichiarano “la loro indisponibilità all’attività didattica non obbligatoria fino a che non ci saranno segnali certi di cambiamento da parte del Governo e del Parlamento rispetto al progetto di riforma avanzato dal Ministro Maria Stella Gelmini e ai tagli finanziari tali da provocare un pesante e irreversibile stato di crisi dell’università pubblica, nonché rispetto al blocco degli stipendi contemplato nelle more della legge finanziaria in discussione”.
Questa scelta è riferita ad un’usanza diffusa nell’Università pubblica italiana: quella di utilizzare i ricercatori a tempo indeterminato per svolgere attività didattica in modo non conforme al loro contratto, ossia per recuperare cattedre vacanti e insegnamenti, spesso necessari per il conseguimento dei CFU richiesti, che altrimenti non potrebbero essere attivati. I ricercatori infatti, arrivano anche a coprire il 40% dell’insegnamento di alcune Facoltà. Ovviamente , lo straordinario di cui si incaricano è a servizio gratuito.
Tutto ciò accade per la carenza sempre maggiore di docenti, i quali dopo trasferimenti, pensionamenti o addirittura decessi, sempre meno vengono rimpiazzati, a causa del limitato uso che si fa e che dall’alto si ammonisce di fare delle risorse economiche disponibili. Vige sempre di più negli Atenei una dottrina del risparmio: più si risparmia, più l’Università sarà da considerare come” virtuosa”. E giusto per citare un esempio, l’Ateneo “G. d’Annunzio” si trova per l’appunto alle vette di queste classifiche.
Di ben poco valore a noi risulta invece questo tipo di risparmio, il quale in realtà va a danneggiare gravemente, oltre che l’attività didattica, il ricercatore e soprattutto la ricerca.
La nostra interpretazione viene confermata dal DDL 1905, il famigerato “Gelmini, il quale, distruggendo la struttura portante dell’università pubblica e democratica, altro non è che una riforma universitaria a costo zero, che non prevede alcun tipo di investimento costruttivo; lo stesso vale per la legge finanziaria in prossima approvazione, che taglia indiscriminatamente fondi alla cultura e alla ricerca. Una riforma e una legge finanziaria che, oltre tutto, vanno a penalizzare mortalmente la figura del ricercatore a tempo indeterminato, eliminando di fatto la sua posizione, modificata con contratti a tempo rigorosamente determinato, gettando anche questa componente nel tragico e spietato vortice della precarietà. Pertanto, la nostra associazione studentesca condivide pienamente il documento dei ricercatori della Facoltà di Lettere e Filosofia, appoggiando le loro decisioni e intendendo le loro preoccupazioni, consci del fatto che il loro presente rappresenta per molti di noi il sogno riguardante il nostro futuro.
*(materiale informatico a cura di www.360press.com)
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