martedì 25 ottobre 2011

Continuavano a chiamarla verità


Ho creduto per una buona dose di tempo a tutto quello che hanno voluto farmi credere verità. Per tutto quel tempo, io, non riconoscevo il bianco, adoravo il nero, ma vedevo tutto grigio. Parlavo tanto, ma non amavo la fatica del pensare, per tagliare corto dicevo sempre: la verità si trova nel mezzo; questo detto cinese, mal capito dai romani, ha esortato per anni la mia pigrizia. E più passavano gli anni, e più quella maledetta frase continuavo a sentirmela così insistentemente ripetuta, che un bel giorno decisi di ragionarci su.
Per esempio pensai, forse la verità non esiste, ma capii subito che la mia pigrizia dominava ancora sui primi passi, di quella curiosità che a breve prese il sopravvento su di me. Iniziai a credere che la verità fosse unica, ma che in fondo non poteva essere la mediazione di due menzogne. La verità è nel mezzo della realtà, perchè costituisce il fulcro centrale del reale, insomma è il suo principio. Tutti i punti, compresi tra la verità e la realtà, a sua volta sono veri, quando, in relazione con il centro, tendono sempre più ad avvicinarsi ad esso. La menzogna invece nega il centro, e la difficoltà a essere riconosciuta e scoperta, è in relazione al suo grado di sofisticazione; cioè dipende dalla sua vicinanza dal centro.
 Questa vicinanza a sua volta conferisce alla menzogna il suo proprio grado di verità e dunque di realtà; nel senso che: la menzogna è una VERA falsità.
Iniziai a scuotere il capo, capii presto che l'unica cosa da fare non era abbandonare la ricerca, si, le cose iniziavano a mettersi male. Avevo sprecato una manciata di anni della mia vita, a cercare una spiegazione a quella maledetta frase che, a forza di dirla e sentirmela dire, ora, quasi non vorrei riscriverla: la verità sta nel mezzo.
Sapevo che fingere di crederle verità, sapendole menzogne, non era il modo giusto per autoconvingermi di non essere come loro, ma decisi di continuare a sentire le loro menzogne, un po per curiosità, ma anche un po per errore.
 Ogni volta che intuivo una menzogna, e vuoi per sagacia e vuoi per esperienza, dopo, mi sentivo sempre più un loro complice. Non poteva essere giusto negare a molti, quello che è di tutti. La conoscenza non può appartenere. La conoscenza può solo essere scambiata, anzi no, regalata.
 Da oggi ho deciso, farò di tutto per scoprire intorno a me, chi davvero ha ancora degli ideali nei quali credere, e di questi credero solo a coloro che avranno la forza e la volontà di trasmettere agli altri cio che bensa buono e giusto.  Immagino sarebbe terrificante vivere una vita sapendo tutto e non dicendo a nessuno niente. Magari poi, prima di morire scopri che tutto quello che credevi di sapere, in verità non era niente, oppure era tutto, ma ora che sei morto, quel tutto è niente.

sabato 29 gennaio 2011

Ortonese, predichi bene e razzoli male!

Ciao a tutti mi chiamo Andrea, ho 23 anni e da circa 21 vivo a Ortona, ero ancora troppo piccolo per ricordare com'era la prima città che ho abitato, però penso di aver capito, forse non al punto di tracciarne un quadro preciso, come sono i miei compaesani ortonesi. L'Ortonese è, come forse tutto il resto della popolazione italiana, una persona che non sa bene cosa vuole, salvo che sa alla perfezione di non volere quello che ha.
Sembra colossale direte voi, ma ora proverò a spiegarvi cosa intendo. Ricostruisco: circa un anno fa di questi tempi Andrea Fiamma, -un amicizia che coltivo fin dai tempi delle scuole medie-, mi ha contattato per propormi un progetto a mio avviso molto interessante, quello grazie al quale ora mi trovo qui seduto alla mia scrivania a comporre questo pensiero.
Il progetto consisteva a tout court nel dare la possibilità a giovani aspiranti pensatori, di esprimere le loro idee fini ad informare chi avesse avuto intenzione di iniziare a leggerci. Il tutto mettendo in piedi una redazione di un mensile locale.
Una sfida davvero molto ambiziosa, ma che abbiamo deciso di intraprendere a seguito del rifiuto di un giornale ortonese, alla nostra previa richiesta di collaborazione con il loro quindicinale.
In realtà non è stato un vero e proprio rifiuto loro, ma nostro, in quanto per la collaborazione ci chiesero una cospicua somma di denaro, denaro che ora grazie alle pubblicità che siamo riusciti ad inserire, investiamo per stampare mensilmente il nostro foglio gratuito.
A distanza di tempo posso dirmi soddisfatto della scelta fatta e vi dirò perchè: spendere denaro per essere liberi è meglio che spenderlo per essere assoggettati alle libertà altrui.
Purtroppo il panorama dell'informazione col tempo sta piegandosi sempre più asservito dai circoli viziosi del potere politico, tant'è vero che ogni volta che sentiamo parlare di una notizia, ora più che mai ci viene da domandarci dove sia la linea sottile tra verità ed invenzione. Un tempo credevo che giornalisti così si trovavano soltanto nelle redazioni di grosse testate, costretti dalla fame di denaro a servire i fini di altri, ma col tempo ho cominciato ad apprendere che anche nei giornali locali il modo di fare giornalismo sta cambiando.
A mio avviso sta diventando un vero schifo e spero mi scusiate per il termine. Solo oggi dopo anni di abusi le opposizioni si ricordano che esiste una moralità; opposizioni che magari prima erano maggioranze, e che come le maggioranze attuali, hanno fatto tutto quanto serve per rendere ogni amministrazione sporca dal punto di vista morale. Un chiaro esempio e forse il più attuale è il caso delle parentopoli: dopo anni e anni che il popolo ha lodato schieramenti che sistemavano figli, fratelli, nipoti, amici e amici degli amici, ora quello stesso popolo si sta rendendo conto che forse proprio tutti questi abusi hanno reso il nostro paese così come possiamo vederlo oggi. Con disoccupati, cassintegrati e persone che invece di lavorare, portano a spasso divise, delle più svariate modalità per otto ore al giorno e prendendo anche uno stipendio per questo.
E' per questo che vi dico che L'Ortonese è, come forse tutto il resto della popolazione italiana, una persona che non sa bene cosa vuole, salvo che sa alla perfezione di non volere quello che ha.
Siamo pronti a fare gli ecologisti, ma quando il capitalismo batte l'ecologia si fa a gara per voltargli le spalle e cercare impiego. Ci lamentiamo perchè la nostra città non ha punti di ritrovo per ragazzi, ma quando qualcuno molto coraggiosamente prende iniziativa per creare un punto di incontro, siamo pronti a gettare fango sulla buona fede dell'impresario, e a lamentarci del fastidio che arreca alla nostra quiete. Non ci sono alternative politiche alla piccola cerchia di culi flaccidi e pance flosce che ingrassano seduti sui banchi a rappresentare la nostra volontà, e quando qualcuno si propone fautore di cambiamento lo si critica pregiudiziosamente. Insomma Ortona a mio avviso ora come ora, sembra un paese per vecchi e mi spiego: un paese dove nascere per poi partire in cerca del futuro, una volta trovato poi, dopo la pensione è forse il paese più bello da abitare, ma nell'età delle ambizioni non è un paese dove poter puntare sul proprio futuro. Bisognerebbe riqualificare la zona al fine di produrre investimenti lavorativi per i nostri successori, e spero si vada formando col tempo, una classe politica che non pensi solo ad ingrossare le loro pance, ma che diano speranza e futuro ai giovani che verranno. 
                                                                                                                                           Andrea Marinelli